In relazione a quanto riscontrabile nella silloge "La Soglia", si rende necessario  riassumere brevemente il percorso che ha condotto ad una definizione formale disarticolata da canoni classici, mode imperanti, stilemi letterari cattedratici inamovibili.

La ricerca stilistica inizia con il romanzo "Gli amori verdi" che precede il grande movimento del 68. L'Editore scrive in prefazione "… la prosa è un eccezionale esempio di stile contemporaneo, ermetico, dove la sintassi è sciolta dai consueti nessi grammaticali e la connessione logica del discorso è libera e spontanea, cioè quale sgorga direttamente dall’Io dell’Autore, senza aderire ai canoni tradizionali del pensiero. La parola risulta inoltre dissolta dal suo significato tipicamente semantico per assumere un valore impressionistico, atto cioè più che a dire, a destare immagini, a suscitare sensazioni, a suggerire visioni e rapporti espressivi prima sconosciuti. L’Autore, dotato di notevole padronanza linguistica e letteraria, tanto da realizzare una prosa eccezionalmente valida ed interessante, risulta del tutto avvincente per la sua fortissima realizzazione formale; in alcune pagine la descrizione di una situazione è resa con intensità a vigore attraverso l’uso di espressioni spezzate, divergenti, diversamente angolate e particolarmente vivide e forti. In altre pagine, è da notare l’originalità della tecnica descrittiva che potrebbe essere paragonata a quella di un regista cinematografico: prima l’obiettivo inquadra una scena nel suo insieme, poi esso si focalizza improvvisamente sul particolare con l’uso dello “zoom” che pone in risalto l’oggetto dell’attenzione; così l’ Autore si avvicina tanto nella descrizione da ingigantire gli aspetti consueti fino a renderli impressionanti e mostruosi in quanto macroscopicamente inquadrati. In questo modo il Ferrante giunge a focalizzare le cose…, usando un metodo analitico che a volte si avvicina ad una vera e propria vivisezione… oltre ad ironia impressionante e di notevole presa…”

Nella silloge  " Il sogno d'alabastro " le personali conoscenze delle arti figurative vengono trasposte in versi brevi e concisi, procedendo poi in costruzioni più complesse, ma sempre avulse da influenze esterne. Per l’Editore “  Il sogno d’alabastro “…appare immediatamente ricco di estri e di invenzioni… tutte ben saldate e collegate da una sottile membrana lirica che sta a significare come i temi degli incontri, della realtà, degli uomini e delle sue ripercussioni si avvicendano e si filtrano nel giuoco di un dettato poetico allargato,  consumato al massimo alla ricerca stilistica ad effetto, al verso risucchiato con implicazioni ermetiche.…problemi esistenziali che il Ferrante cataloga, li osserva e, come preso da un forte stupore-amore li rende scarni, sa trarre l’essenziale dal cascame; da questa poesia quasi ossificata, interamente trasparente egli ne sublima il corso e detta gli avvertimenti…" 

La ricerca stilistica prosegue in  " Una Pallida Notte ", soprattutto nella parte centrale,  che traspone in poesia disegni stilizzati e immagini in movimento, ponendo le basi di una rappresentazione essenziale, in seguito ulteriormente perfezionata con l'inserimento di idee e concetti  in una struttura geometrica appositamente studiata per concentrare suoni, immagini, sensazioni in uno schema fisso, ripetuto quale canovaccio unico teso a riprodurre di continuo un rimbombo inquietante, monofonico, a volte con l'aggiunta di echi intersecanti per rappresentare squarci improvvisi, o di tagli netti a cesura definitiva.

Abbandonata anzitempo posizione sociale, carriera, amicizie l'Autore si trasferisce in territorio di Ostuni. Isolato per oltre vent'anni,  nell' incognito più totale, affina la qualità e la forza incontenibile di un linguaggio già essenziale e straniante dotandolo di una "… tensione emotiva affabulante di notevole spessore, una potenza inusitata atta a rappresentare, incidere nel profondo con notevole sarcasmo e forza evocatrice, suoni e ritmi inconsueti, scenari ricreati  con stupefacente lucidità visionaria, “  arricchiti di "… un intreccio di simboli, di situazioni e dimensioni oniriche, di pensiero e di incubo, di vertigine e pathos, una quantità indicibile di emozioni forti. Il portato squisitamente poetico poggia su un'architettura solenne di raffinate allitterazioni… a tratti si avvale di improvvise comparse, di maschere fredde ferocemente consapevoli del proprio effetto straniante…e i fantasmi, i burattini, i pupazzi assurti al rango di totem transitori di una o più vite passate, di guerre eterne, pronte a riesplodere…" Guerrieri di ferro, burattini anchilosati, statue mozze, destrieri scossi, sbucano dalla nebbia del tempo e si affollano con i fantasmi del passato ai confini di un trullo, perso negli anfratti di un territorio speciale, pervaso dal grido d’avvertimento di uccelli misteriosi, chiamati dagli anziani “Cantarieddi della morte.”

La Trilogia della Pietra ( La Città Bianca, Mediterranea, Metropolis), tradotta integralmente in Inglese da Peter De Ville, propone al lettore la visione storica, dapprima concentrata in una città specifica della Puglia, poi allargatasi sino a comprendere l'intero Mediterraneo. " …è infatti un ritorno, solenne e definitivo più che ciclico, della storia, come se nel passaggio fossero rimaste impresse le immagini di guerrieri pronti a rivitalizzarsi, a riprendere forma e movimento, armi e crudeltà, allo scopo di tracciare ancora le linee universali dei destini, tra silenzi e frastuono, tra rumor di spade e cingoli d’acciaio. Il tessuto immaginifico del paesaggio è punteggiato da riferimenti precisi incastonati con sorprendente attenzione alle simmetrie; per un certo numero di segmenti del canzoniere, ciascuna lirica possiede un’anima che si chiama Pollino, Aspromonte, Sila, Salento, Murge, Gargano, o ancora Siracusa, Taranto, Ostuni, Sibari e poi gli squarci su Adriatico, Jonio ed Egeo ma anche Mesopotamia, Libia e Libano per chiudersi idealmente su Dalmazia e Montenegro. E’ la poesia a cogliere gli aspetti più profondi e misteriosi che nessuna guida, o indicazione di depliant, potrà mai fornire al “ turista “: la restituzione di immagini e suoni profondi del passato, non per far vivere ma per lasciar "vivere" ciò che è e sarà sempre… L’attenzione metrico-ritmica di Ferrante è perfettamente accordata all’aulicità dei temi trattati e delle attentissime… scelte lessicali di cui il poeta veste con sapienza l’andamento monofonico e di squisita musicalità interiore del suo verseggiare; le parole si rincorrono, si attraggono, vibrano per simpatia… e di esse colpisce efficacemente soprattutto la misura estrema delle scelte riferite ai pesi: mai sovrabbondanti, mai di semplice appoggio o di transito…La giostra dei rimandi fonici accresce ovunque la tensione espressiva…anche nei prevalenti distici conclusivi di ciascun segmento lirico…. ora gradevoli ed ora potentemente stridenti dai brevi versi tagliati, a vantaggio di un andamento che risulta solo graficamente sottile, quanto al contrario propone un respiro ampio e avvolgente alla lettura".

Nel secondo romanzo "Un uomo di successo" prosegue la raffigurazione di un periodo particolare (gli anni di piombo), ma lo stile diventa più intimista e riflessivo, puntando su quanto pulsa sotto la parvenza materiale, siano  cose, statue, monumenti, cattedrali, o personaggi vivi e palpitanti entrando di prepotenza nell'intimo dei personaggi.

Con  la Trilogia del Magico (Vento del Nord, Il Cerchio Magico, Notte a Teatro), inizia un percorso specifico, diretto a superare il velo che impedisce una visione consapevole del mondo appartato, sotterraneo, pieno di stimoli, ragioni inconfessate, pulsioni segrete. Si allenta l'attenzione verso l'esteriorità, il costruito, l'imponente mentre inizia un viaggio nel profondo insondato, depositario di conoscenze inesplorate. Con "Notte a Teatro", cambia del tutto la raffigurazione estetica delle composizioni, che vengono inserite all'interno di uno schema appositamente ideato, con la forza di concentrare in poche righe quanto in precedenza sviluppato in pagine intere, ridotte progressivamente all'essenziale dopo un continuo lavoro di sgrezzatura. " …Il santuario dell’immaginifico e del metamorfico, la potenza espressiva di analogie  continue, affollate di emersioni inconsce ed oniriche ed infine l’universale adattamento figurale di allegorie di grande impatto espressionistico, ravvivano questo racconto di racconti, questa pièce che muove da un punto di vista lirico adoperando, con gusto ed efficacia, i materiali dell’epica e del mito. Ferrante lascia piovere, nell’abbacinante pregio di quest’opera che cattura la pancia del lettore, un diluvio di immagini, personaggi, colori e suoni  ovunque semantizzati, raccolti attorno alle valenze intrinseche della propria natura e alludenti con insistenza alla dimensione tragica, ancestrale, archetipica a cui fanno riferimento, o da cui provengono, con la naturalezza improvvisa della loro presenza, del loro ingresso in scena".

Il successivo "I Cavalieri di Groen" è il proseguimento ideale di una rappresentazione allegorica, infissa in una struttura formale ormai ben definita, che permette fulminazioni espressive, altrimenti non compiutamente realizzabili con procedimenti discorsivi. "…Una storia evocata a livello di simboli in numerosi richiami di grande fascino, dalle antiche strade di un medioevo di maniera, quasi archetipo del rapporto dell'esistenza in funzione del tempo che la accoglie e la nutre, ai sacrilegi di sapore barbaro che spazzano via con inaudita e compiaciuta violenza ogni scheggia di armonia classicheggiante, ogni forma lucidamente pagana, in cui il tempo è costantemente centrifugato e cortocircuitato, dissolto, in assalti, agguati, rapine ed esecuzioni…..   Risaltano, certamente, i cavalieri con i loro "labari-vessilli-stendardi", e poi gli armigeri, gli inquisitori, le meretrici e molti altri, ma l'idea che si percepisce è che nessuno di essi valga autonomamente, o possieda la determinazione caratterizzante di un ruolo riconoscibile; sono segnacoli, pedine abbozzate di una scacchiera cangiante ed in continua evoluzione-involuzione. La poesia di Ferrante pone senza mediazioni il lettore di fronte ad immagini di ecatombale efficacia, quasi volesse puntare l'accento sui lacerti sanguinolenti di un' umanità al termine del mondo, della storia, della fase di passaggio, evocata come conclusione catartica di millennio. A dare il via all'azione è spesso la comparsa, da chissà quale abisso oltretombale, di un cavaliere, di un uomo male in arnese, di una mostruosa figurina circense, quasi si trattasse di emersioni di antiche piante, epifania di radici antropomorfe o di sezioni di armature ferree, valide nella loro logicità di segnali atemporali, come scossoni rigeneranti di materia vegetale o addirittura inerte. E c'è sempre quel millennio che finisce, nella dissoluzione più scenografica che si possa immaginare, rappresentata da tinte violente, dai forti contrasti cromatici, dalle asperità gotiche delle allusioni. L'opera è suddivisa in tre grandi sezioni precedute da liriche introduttive e solitamente autonome rispetto all'impostazione narrativa e metrico-ritmica; ciascuno dei componimenti si compone di due versicoli isolati, in apertura ed in clausola, che racchiudono per lo più una terzina di ipermetri sintatticamente continui, con rare cesure intermedie, come un'esplosione da ascoltare tutta in un fiato, bilanciata tra lo spazio che la separa da un incipit breve e lo spazio successivo che prelude ad un altrettanto breve epilogo. Colpisce, nel quadro fosco di determinazioni lessicali e di significanti solidali  con l'atmosfera espressiva generale, la costante attenzione per la musicalità della parola emergente da legami allitteranti di pregevole studio costruttivo e di sorprendente resa sonora."

Il volume dal titolo "La Soglia" rappresenta pertanto il punto d'arrivo di una ricerca stilistica giunta ad una  definitiva soluzione formale.