In seguito l’Autore inizia il suo secondo romanzo e contemporaneamente incomincia a condensare in poesie, brevi ed essenziali, sensazioni particolari, incontri, fatti presi dagli “anni di piombo”, sublimati e stilizzati secondo le proprie conoscenze figurative e letterarie.

Pubblica a Roma ( Editore Vincenzo Lo Faro ), nella collana “ Premio “, una raccolta di poesie dal titolo “ Il sogno d’alabastro “ dove le personali conoscenze delle arti figurative vengono trasposte in versi brevi e concisi, procedendo poi in costruzioni più complesse, sempre avulse da influenze esterne e “correnti” che allora andavano per la maggiore. Infatti, per l’Editore -Il sogno d’alabastro-“…appare immediatamente ricco di estri e di invenzioni. Il libro si compone di tre parti, tutte ben saldate e collegate da una sottile membrana lirica che sta a significare come i temi degli incontri, della realtà, degli uomini e delle sue ripercussioni si avvicendano e si filtrano nel giuoco di un dettato poetico allargato, consumato al massimo alla ricerca stilistica ad effetto, al verso risucchiato con implicazioni ermetiche. l’Autore ha dimestichezza con la poesia e i temi trattati non provengono da letture o mescolanze di culture, ci sono state anche quelle, ma non hanno sicuramente influito sugli stilemi o, meno ancora, rappresentato mode. Sono tanti e diversi gli interessi ed in ognuno c’è un’attenzione particolare, una visione attenta dell’uomo e del suo divenire. Problemi esistenziali che il Ferrante cataloga, li osserva e, come preso da un forte stupore-amore li rende scarni, sa trarre l’essenziale dal cascame; da questa poesia quasi ossificata, interamente trasparente egli ne sublima il corso e detta gli avvertimenti… Ma tutto il bisogno salvifico dell’uomo non può riparare alla propria fragilità, all’incostanza; su questa irrinunciabile verità ha forgiato la propria vita…Una prova positiva…piena e vitale come quel Scriba che - ha lasciato il registro aperto- per nuovi appunti e annotazioni.”